L’ISTANTE PRESENTE

L’istante presente è l’ultimo romanzo che ho scoperto e letto di Guillame Musso, uno dei miei autori preferiti. Il suo stile mi piace sempre molto, perché rende reale ciò che è surreale. Gli eventi che si susseguono nei suoi romanzi sono sempre trattati con irrazionalità. Questa inspiegabilità dei fatti è l’aspetto principale che li rende autentici. Non ho ancora ben chiaro di che categoria si tratti il suo genere, perché è un mix tra il giallo e il noir, tuttavia la vena poetica, il romanticismo e l’amore non mancano mai e la fantasia soprannaturale governa costante sull’insieme.

Il risultato di tutto questo fa sì che il lettore resti incollato alle pagine pur di scoprire come andrà a finire, come è accaduto a me in molti dei suoi romanzi: “La ragazza di Brooklyn” e “Aspettando domani” il primo che ho letto di Musso che mi fece avvicinare al suo incomparabile stile!

L’istante presente: la trama

Arthur Sullivan Costello ha venticinque anni, ha un fratello e una sorella più grandi, si è laureato in medicina e sta frequentando la specializzazione in medicina d’urgenza al Massachusetts General Hospital. Il padre, Frank Costello, lavora anch’egli nello stesso ospedale, è un chirurgo molto rispettato. Arthur e Frank non hanno un buon rapporto. Frank è stato un padre scostante e poco presente nella vita di Arthur, il quale ha sofferto molto per la situazione. Poco più che ragazzino ne scopre la ragione, Frank non è il padre biologico. Arthur è frutto di una relazione extraconiugale che la madre ha avuto con un altro uomo. Frank lo ha sempre saputo e per questo motivo ha trattato il figliastro con distacco: gli ricordava il tradimento della moglie.

La storia continua…

Una mattina di inizio giugno Frank si presenta a casa di Arthur e con la scusa di una gita per stare insieme gli confida di aver voluto sistemare tutti i suoi affari: Frank è malato. Così tra padre e figlio inizia una conversazione in cui, il padre, gli spiega di aver lasciato tutta la sua fortuna ai suoi veri figli, mentre la sua eredità è rappresentata dal “24 Winds Lighthouse”. Questa proprietà fa parte dei beni di famiglia da lungo tempo, quando suo nonno Sullivan la acquistò con l’idea di farla diventare una seconda casa.

Questo luogo, di cui fanno parte un faro e un cottage, è però avvolto da un mistero, proprio Sullivan durante alcuni lavori di ristrutturazione scomparve.

L’istante presente: il mistero di “24 Winds Lighthuse”

Frank spiega al figlio che per prendersi la proprietà deve accettare due condizioni. La prima: non dovrà rivenderla a nessuno e chiaramente dovrà prendersene cura. La seconda: non dovrà mai aprire la porta dentro la cantina che è stata murata. Così, dopo aver firmato i documenti per diventare unico proprietario di 24 Winds Lighthouse, decide di dare un’occhiata, mentre il padre dopo aver fatto quanto aveva deciso, se ne va.

Dire a una persona di non fare qualcosa è proprio come ricevere un invito a farlo. Arthur trova il muro e la porta, non contento decide anche di fare delle ricerche sui vecchi proprietari, scoprendo che anche il precedente scomparve in circostanze misteriose.

“Mi sentii tremare le braccia e le mani. Ero spaventato come un bambino convinto che sotto il suo letto si nasconda un mostro. Sapevo che mi stava accadendo qualcosa di grave, che stava proiettando la mia vita fuori dai sentieri abituali.”

La troppa curiosità spinge l’uccello nella rete (Cit.)

La curiosità in Arthur si accende, tanto da voler buttar giù prima il muro e poi di aprire la porta. Quando entra tutto in apparenza sembra normale. Si tratta di una cantina sporca e melmosa. Ad un certo punto, la porta si richiude accidentalmente, Arthur percepisce come il soffiare del vento, ha una strana reazione su di sé, si sente all’improvviso stanco, un forte odore di fiori lo colpisce e perde i sensi…

Da lì comincia la sua avventura che gli farà incontrare suo nonno Sullivan che credeva morto. Intreccia anche una storia d’amore con Lisa, una ragazza bellissima che lavora in un bar per pagarsi la scuola di recitazione: Lisa vorrebbe diventare un’attrice. Con il passare del tempo per Arthur lei diventerà la sua ancora di salvezza, la sua forza per riuscire a superare le insidie e gli ostacoli che gli si sono presentati aprendo quella dannata porta che nascondeva un inquietante segreto. Riuscirà, Arthur, nella sua corsa contro il tempo a riprendere il regolare corso della sua vita?

“La causa eterna delle cose, in virtù della quale gli eventi passati sono accaduti, gli eventi presenti accadono e gli eventi futuri accadranno.”

L’istante presente: caso o coincidenza

Il romanzo ha un crescente ritmo dove si incastrano alla perfezione i fatti che si susseguono. I cambi spazio-tempo accrescono il pathos della storia, proprio come i piccoli indizi che vengono lasciati al protagonista per riuscire a risolvere il mistero. Il caso e la coincidenza divengono un unico motore di ricerca nella storia, non esiste caso senza vivere in simbiosi con la coincidenza. Tutto accade per un motivo specifico e dunque il destino del protagonista si ritrova sempre ad essere proiettato in quelle che sono le due figure principali che ruotano intorno alla sua storia: Sullivan e Lisa.

Il filo conduttore della trama e quindi il nesso tra le varie situazioni ci portano a credere che tutto quello che succede e come succede, ci fornisce la concreta possibilità che in effetti tutto quello che è accaduto nella storia sia reale e che quindi l’impossibile possa divenire possibile.

L’istante presente: Sullivan Costello

Sullivan Costello, il nonno di Arthur è un personaggio di grande rilievo nella storia. È lui che ha portato il mistero nella vita dei Costello, è da lui che inizia la storia il giorno in cui scompare. È una figura presente e costante nella vita del nipote. È la persona che aiuta Arthur in mille modi diversi, con saggezza e spiritualità. Una presenza forse ingombrante, ma necessaria là dove fa la differenza avere qualcuno su cui poter contare. Lisa e i figli di Arthur possono poggiarsi proprio su Sallivan quando Arthur diventa, suo malgrado, “l’uomo che scompare”.

“L’unica persona che mi aveva sempre sostenuto. L’unica persona che non mi aveva mai deluso. L’unica persona che non mi aveva mai tradito.”

Questo sono i nonni, la migliore versione di quello che un giorno tutti noi saremo. Oggigiorno i nonni sono la pietra miliare, la colonna portante delle famiglie moderne, senza di loro molti di noi non potrebbe permettersi la vita che conduce, io per prima. Senza i loro nonni i miei figli sarebbero dovuti crescere con l’affetto sterile di una baby sitter. Invece loro sono una presenza costante nella vita delle famiglie di oggi. Aiutano e contribuisco all’andamento familiare, senza di loro la vita di tutti noi sarebbe peggiore. E Sullivan con i suoi modi, il suo temperamento e la sua infallibile saggezza, rappresenta i nonni di tutto il mondo.

L’istante presente: legami

Ciò che emerge da questo romanzo è la profondità dei legami che unisce prima il protagonista al nonno e poi alla compagna di vita. È come riuscire a vedere il prima e il dopo. Prima, durante la nostra infanzia, impariamo cosa significhi amare i propri genitori, un fratello, una sorella, i nonni, gli amici. Forme di affetto più disparate che generano sensazioni e/o emozioni che ci fanno sentire sia vulnerabili, che impavidi. La nostra forza, così come la nostra debolezza, è direttamente proporzionale ai legami che costruiamo con le persone che ci vivono accanto.

Dopo, conosciamo l’amore, quello passionale per un compagno di vita dal quale si genera l’amore più grande che si possa creare: quello per i figli. Non esiste amore più grande e potente di quello che si prova per un figlio.  Gli affetti sono sempre alla base di una storia, che sia d’amore o di amicizia. È dai profondi legami che scaturisce la propensione di ognuno di noi a sentirsi disposti a fare qualsiasi cosa si renda necessaria per le persone che amiamo. Quindi, quando viene a formarsi un legame profondo è difficile spezzarlo, qualsiasi cosa accada.

L’istante presente: soprannaturale sì o soprannaturale no!

Ho letteralmente divorato questo romanzo, iniziato a metà di un noiosissimo pomeriggio domenicale da trascorrere in casa e finito nel corso della giornata successiva durante i ritagli di tempo. Adoro il soprannaturale e per me è sempre un sì, quando si tratta di leggere storie di questo genere! La lettura è stata coinvolgente, morivo dalla voglia di sapere come andasse a finire l’avventura di Arthur. Stavo impazzendo, dovevo capire quale mistero si celasse dietro la maledizione dei 24 venti. Attenzione! No spoiler!

Un epilogo senza lode

Ebbene quando ci sono arrivata non so se ne sono rimasta spiacevolmente sorpresa o piacevolmente delusa! Il finale? Non sono sicura che mi sia piaciuto davvero, lo devo ancora decidere. L’intera storia narrata, dove la finzione la fa da padrone, è stata così travolgente e intrigante che poi la realtà che ci è stata rifilata nel finale mi ha un po’ spiazzata! Con questo non voglio dire che la storia non sia stata all’altezza delle mie aspettative, anzi, leggere un romanzo di Musso implica sempre fare un viaggio verso orizzonti dalle assai articolate implicazioni, dove il mistero e i ritmi incalzanti ti avvolgono e ti stordiscono, ribaltando quelle che sono le proprie convinzioni sulla dualità tra finzione e realtà! Credo che sia un buon romanzo da leggere, perché lascia dei feedback eccellenti, finale a parte, quindi se non lo avete ancora fatto, che cosa state aspettando?

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