MARIO IN POESIA

Dedichiamo un po’ del nostro tempo per confrontarci con Mario di Marzio in merito alla sua opera “Riflessioni Poetiche”, è la prima volta che troviamo un “Mario in poesia”, clicca qui per l’acquisto e qui per leggere la recensione sul testo. Intanto ho voluto chiedere alcune curiosità a lui sulla sua opera.

Mario in poesia: Come ti vedi come autore di poesia piuttosto che come narratore di storie? Come ti identifichi in questo ruolo del tutto diverso?

Innanzitutto ringrazio l’editore di Edizioni Progetto Cultura nella persona di Marco Limiti, non ché titolare del caffè letterario Mangiaparole di Roma e della rivista di poesia, critica e contemporaneista Il Mangiaparole. E’ uno dei pochi e coraggiosi editori che pubblica sia testi poetici che di narrativa, senza chiedere nessuna forma di contributo. Dopo un’attenta analisi del mio testo in collaborazione con lo staff della casa editrice ha ritenuto opportuno pubblicare questa mia prima silloge poetica.

Questa mia veste poetica, non è del tutto della mia misura, in quanto ritengo che definirmi o essere definito poeta sia un “parolone” anche se negli ultimi anni il significato di questa parola è stato più volte inflazionato. Tutto sommato ritengo che molte delle mie frasi si possano considerare brevi riflessioni poetiche o aforismi. Per mia conoscenza la Poesia, quella con la P maiuscola si è fermata verso la fine del secolo scorso, anche se con il tempo tutto cambia, a partire dalla comunicazione sia scritta che orale, le frasi, le parole, acquistano un significato diverso e questo avviene appunto con il mutarsi della società.  

Mario in poesia: Da dove nascono questi pensieri? Come avviene la magia? Come costruisci questo processo di natura poetico?

Qui entra in gioco la magia se così vogliamo definirla, o la fantasia del narratore che è in me, utilizzando la poesia come arma di cambiamento o alternativa della società, ipotizzando nuove e radicali ipotesi di soluzioni. Anche se le poesie non vanno spiegate, alcune arrivano dritte al cuore, senza fermarsi. Vivendo, stando a contatto con le persone umili, spesso povere di soldi, ma estremamente ricche di valori. Le frasi maturano in me attraverso le sensazioni e le emozioni che mi arrivano anche in modo indiretto, senza forzatura e senza nessun tipo di condizionamento da nessuno.

Mario in poesia: Come è iniziata questa tua vena poetica?  

Fin da bambino, amavo molto leggere le poesie di autori come Pascoli, Ungaretti, Leopardi e Montale. Ma anche Tex e Topolino. Ricordo che durante le scuole elementari o forse alle medie la maestra, in un quadernino ci faceva scrivere dei pensierini di qualsiasi genere essi fossero, sensazioni ed emozioni che ci arrivavano da qualsiasi parte, non credo che questo facesse parte del programma scolastico degli anni ’70, però la ringrazio vivamente di questa sua iniziativa, forse è da quei momenti che ho cominciato ad amare ed apprezzare i poeti.

In questa raccolta sei riuscito a spaziare i tuoi pensieri negli argomenti più disparati, come si rapporta il tuo io interiore con quello che scrivi?

Ritengo che ogni argomento da me trattato sia importante allo stesso modo e in ogni forma di ogni essere vivente, dobbiamo cominciare a ragionare che il nostro io interiore debba significare noi. Se solo provassimo a ragione e a comunicare tutti insieme, per trovare una soluzione migliore che non sia quella della guerra forse avremmo un mondo migliore.

Mario in poesia: Qual è la tua fonte di ispirazione, sempre che ce ne sia una, quando ti cimenti nella poesia?

Non sono in grado di scrivere una poesia, senza avere un’ispirazione, e questo succede nei momenti di solitudine o di assoluto silenzio. A volte mi alzo la notte e scrivo alcune parole nel taccuino che ho sempre a portata di mano, frasi che vagano nella mia mente alla ricerca di un messaggio o di un significato. Questo non significa che la mattina appena sveglio debba per forza terminare di scrivere una poesia, lascio che tutto avvenga con naturalezza e spontaneità.   

Mario in poesia: Quali sono i tuoi poeti preferiti e perché? Hai mai preso spunto dalle loro opere?

Sono molti i poeti che ho ammirato durante le letture delle loro opere, potrei scrivere un elenco infinito, ma in cima a questa lista, senza ombra di dubbio, c’è Pasolini, Moravia e Pavese. Sì, spesso mi è capitato di leggere delle loro poesie, amo molto questi tre autori, ed ho voluto fare un piccolo omaggio a Pavese, dove nella mia ultima pubblicazione dal titolo Una storia d’altri tempi edito dalla (PAV) edizioni nella quarta di copertina, ho voluto riportare una sua frase: Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi, trovo la bellezza e la difficoltà della sintesi nell’esprimere tale contenuto, semplicemente stupenda, parole pregne di significato e di riflessione.

Qual è la tua citazione preferita, quella che nella vita è riuscita a motivarti, o a darti una spinta in più quando ti serviva? O magari a farti riflettere così tanto da cambiare qualcosa per migliorare la tua esperienza di vita? Perché?

Senza ombra di dubbio la frase è “Carpe diem” (cogli l’attimo – afferra il giorno), del poeta latino Orazio, ogni qualvolta tentenno in una decisione, o non sono totalmente sicuro di quello che sto per fare, mi viene in mente questa frase e allora vado, agisco, perché tra fare e non fare è meglio fare, qualsiasi sia il risultato.

La vita va vissuta in ogni suo tipo di esperienza, non esistono esperienze belle o brutte, e nemmeno rimanere a guardare mentre il tempo ti scorre vicino, alla fine ogni uno di noi avrà il proprio totale di esperienze vissute, perché la vita è bella.

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