DUPLICE VENDETTA

“Duplice vendetta” è l’ultimo romanzo appartenente alla Thriller Trilogy il cui autore è Angelo D’Antonio. Il romanzo si snoda sul racconto di una storia inquietante e disumana. È impossibile accettare la dipartita di un figlio, quale che sia la ragione un genitore non dovrebbe mai ricordare la morte del proprio figlio, è umanamente inaccettabile. Oltre a questo funesto evento il protagonista deve anche fare i conti con un killer spietato che persegue una vendetta insensata, che procura a lui e a sua moglie sofferenza emotiva e dolore fisico.

Duplice vendetta: la trama

Il romanzo è incentrato sulla figura di Marco Ferreri, brillante funzionario di banca che vive felicemente con la moglie Silvia e la piccola figlia di sei anni, Lilly. La serenità della famiglia viene sconvolta una mattina davanti alla scuola, quando, durante una sparatoria, rimane uccisa la bambina. Apparentemente sembrerebbe una morte del tutto accidentale. Ma è realmente così? Si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato con la sua piccola Lilly, oppure nulla accade per caso?

Quello che mi ha colpito, però, è stato lo sguardo. Freddo e totalmente inespressivo. Se mi posso permettere una riflessione, secondo me si è trattato di un serial killer professionista. Ha svolto il suo compito con grande calma senza preoccuparsi dei possibili danni collaterali. Non so se sapesse che in auto c’era una bambina, ma credo che poco gli importasse. Doveva portare a termine una missione di morte e l’ha fatto.

Duplice vendetta: un killer spietato

La vita dei coniugi Ferreri non sarà più la stessa dopo la dipartita della loro piccola. Il dolore straziante per la scomparsa della loro bambina segna la loro anima in modo indelebile. Ogni giorno senza la bimba è un giorno triste e monocolore. Oltre a questa immensa sofferenza, scoprono che l’uccisione di Lilly non è casuale, si tratta di una vendetta ai danni di Marco. Il killer comincia a giocare con le loro vite. Fornisce ai coniugi degli indizi composti da tasselli che andranno a comporre l’immagine di un puzzle che rivelerà l’identità della persona che gli sta creando loro dolore e scompiglio.

Il killer, fin da subito, fa capire le sue intenzioni: ha un conto in sospeso con Marco Ferreri non di fermerà finché lui non avrà saldato il suo debito. Marco non ha la minima idea di chi possa essere il suo aguzzino. Si è sempre comportato da manuale sia nei confronti dei suoi clienti che della sua azienda. Non si capacita come una persona possa covare tanto odio nei riguardi di un’altra. Il killer si trova nel suo passato o nel suo presente?

Questa vendetta lo stava ripagando di tutte le sofferenze patite in quegli anni. Marco Ferreri non poteva certo immaginare chi fosse il suo aguzzino. Solo alla fine, una volta compiuta per intero la sua missione di morte, lo avrebbe scoperto. Chissà, si chiese l’uomo, quale sarebbe stata la reazione di Ferreri nel conoscere il nome dell’assassino.

Violenza e odio contro amore e compassione

Gli eventi narrati nella storia sono drammatici, in un crescendo di suspense che inorridisce il lettore, dove la violenza e l’odio sono i padroni incontrastati della storia. L’unica nota positiva è l’amore incondizionato tra Marco e Silvia che nonostante subisca colpi su colpi resta solido. Entrambi si aggrappano l’uno all’altra e grazie al loro legame speciale riescono a sopravvivere a tutti gli eventi che li travolgono e li stravolgono.

Non mi è piaciuto come l’autore ridicolizza le imprese e gli interventi delle forze dell’ordine. Non ne azzeccano una! Mentre ho apprezzato l’epifania del killer e la sua scelta di lasciare andare una vita solitaria, priva di compassione, senza valori. Ho anche gradito la denuncia da parte dell’autore nei confronti dei datori di lavoro per la loro mancanza di solidarietà. Sarebbe bello se di tanto in tanto si pensasse di più all’aspetto umano che al profitto!

Un’altra domanda assillava Marco. Chi aveva assoldato il killer che aveva tentato di uccidere Silvia? Era forse plausibile che Goffredi avesse affidato ad un altro uomo, prima di morire, il compito di concludere la propria missione? E se non era stato Goffredi, chi li odiava a tal punto da ordinare la loro condanna a morte? E perché?

Duplice vendetta: rielaborare il lutto

Marco e Silvia, i protagonisti, subiscono un grave lutto. Il più terribile che una coppia di genitori possa subire. La rielaborazione dello stesso è un processo diverso tra una madre e un padre e con questo non voglio dire che uno soffra meno dell’altro. Posso dire, per esperienza diretta, che solo quando c’è tanto amore nella coppia si sopravvive a una tragedia del genere, altrimenti la coppia inevitabilmente scoppia, poiché si innescano dei meccanismi di colpe e rimpianti.

Il dolore porta a trovare un capro espiatorio e quello più vicino è proprio il compagno di vita. Se non si è in grado di amare, perdonare, tollerare e vivere con compassione è difficile restare accanto a qualcuno quando il più piccolo gesto diventa insostenibile!

Quando pioveva avrebbe passato ore intere davanti alla sua finestra, a lasciare che le lacrime celesti dirottassero i suoi malinconici pensieri. Il killer osservò la matita che rigirava tra le sue dita. Perché si era ritrovato a pensare a tutto questo? Pioveva e da sempre lui diventava pensieroso quando il cielo piangeva.

Esasperazione dei concetti

Il romanzo è inquietante, spaventoso e violento (clicca qui per l’acquisto). Ho faticato nel portarlo a termine e non perché fosse scritto male o non fosse interessante, l’ho trovato esagerato, l’autore esaspera i vari aspetti che lo compongono. Troppa violenza, troppa sofferenza, troppo odio covato per dei motivi stupidi. Non che tutto questo non sia presente nella vita reale, solo che preferisco pensare che l’umanità nelle persone prevalga su tutto il resto!

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