IO NON BULLIZZO E TU?

Questo argomento mi tocca da vicino e nel profondo: è difficile da trattare per la sua natura controversa. Sentire pronunciare la parola “Bullismo” fa un certo effetto e in qualche modo mette paura; è una parola che spesso viene pronunciata in maniera impropria. Quando poi ci si ritrova nel bel mezzo della bufera del bullismo tutto si amplifica e diventa faticoso perfino parlarne per non urtare i sentimenti altrui. Ti chiedo: Io non bullizzo, e tu?

Lo affermo con assoluta certezza da bambina bullizzata all’epoca in cui facevo le scuole medie. Lo dico da donna che sulla sua pelle ne ha dovute subire diverse, perché il bullismo abbraccia tutte le fasce di età. Lo affermo da madre preoccupata, dal momento in cui questo brutto fenomeno tocca anche i miei figli, che ahimè, hanno seguito le orme della mamma!

Doppia faccia della stessa medaglia

Capita di essere bullizzati e perché no, anche di bullizzare, talvolta nemmeno ce ne rendiamo conto troppo convinti o addirittura fermi sulle nostre idee. Ci sono persone che come stile di vita offendono per sentirsi migliori o per prevaricare l’altro, non è forse una forma di bullismo? Abbiamo a che fare con figli di buona famiglia che bullizzano perché fagocitati dal branco. Ci sono genitori assenti che non si accorgono dei bulli che vivono in casa, o semplicemente credono che sia meglio avere un figlio bullo piuttosto che un figlio debole, e trovano anche modi perversi per supportarli.

Inoltre ci sono genitori i cui figli bullizzati soffrono immensamente per il lassismo di una società che fa davvero molto poco per contenere questo sconcertante concetto per distruggere. Infine ci sono solo le persone che subiscono da chi infligge e se sia giusto o meno, non sta a me giudicarlo, sta di fatto che non è un comportamento sano, né corretto, tanto meno rispettoso demonizzare qualcuno, qualsiasi sia il motivo, per sentirci superiori, migliori.

Io non bullizzo e tu?: tra passato e presente

Fino a diversi anni fa questa tematica veniva trattata quasi con riluttanza, l’espressione “bullismo” non veniva utilizzata. Esisteva il bullo della situazione che con le sue gesta ti rovinava l’esistenza, quello sì, ma se qualcuno ti insultava, vessava o picchiava, non se ne faceva un affare di stato! Quando tornavi a casa e le avevi prese, il genitore ti dava il resto per non essere riuscito a difenderti. Era sbagliato? Direi di sì, un genitore dovrebbe sempre proteggere e sostenere il proprio figlio! Oggi, se e quando torni a casa e racconti di essere stato oggetto di insulti di vario genere o addirittura di percosse si corre subito ai ripari!

Si cerca di snocciolare la questione, si cerca di capire le motivazioni, si prova a rasserenare il molestato e qualche volta si prova anche a perdonare o scusare questo atto vile e intollerabile. È giusto? Non lo so, ma so che un genitore dovrebbe sempre proteggere il proprio figlio, e questo, oggigiorno, acquista un significato molto più ampio.

Io non bullizzo e tu?: l’anatomia del bullo

Proteggere: va bene, sostenere: anche. Incoraggiare: pure! Tutto questo però dipende dalla situazione, quando e se si tratta di demolire la personalità di qualcuno, magari solo perché la persona ci risulta antipatica, proprio no! Il bullo non deve essere spalleggiato o incoraggiato nel compiere le sue azioni bullizzanti, così come il bullizzato non dove ricorrere a mezzi di correzione personali per difendersi, poiché la strada da percorrere da vittima a carnefice è assai breve! Certi confini dovrebbero rimanere ben delineati!

Con questo non voglio dire che i bulli sono autorizzati h24 per 365 giorni all’anno a farti vivere in un incubo. A demonizzarti come e quando gli pare. A demolire la tua autostima perché la loro possa prendere il sopravvento, a farti sentire inferiore o a picchiarti perché sono più grandi o più forti di te. Dico solo che in determinate situazioni, quando ci troviamo ad affrontarle dobbiamo farlo con lucidità e freddezza, e perché no, anche con indifferenza. Mi rendo conto che non sia facile farlo!

Io non bullizzo e tu?: bulli e cyberbulli

I bulli sono sempre esistiti, è vero, ma si sono anche evoluti con il progresso tecnologico, che ha portato l’uomo a diventare ancora più spietato, meno orientato all’empatia e con un’inclinazione alla cattiveria a titolo gratuito che non conosce mezzi termini. Si ha la tendenza a distruggere per principio, ad offendere giocando in anticipo. Si pensa che la forza di un individuo risieda nell’arroganza e nella prepotenza. Io invece faccio parte di quella scuola di pensiero che crede fermamente che l’educazione e il rispetto aprano ancora molte porte; che le urla e le offese, pur di farsi ascoltare, sono una grande forma di debolezza, con cui un individuo insicuro deve fare i conti ogni maledetto giorno.

I social sono diventati con facilità la massima espressione del bullismo. Quanto piace alle persone nascondersi dietro un profilo, magari anche fake, per insultare, giudicare e criticare. Sembra quasi diventato sport mondiale per gli haters farsi valere solo nei social, quei cinque minuti di celebrità negativa gli deve valere molto!

Io non bullizzo e tu?: cosa spinge al bullismo?

Perché le persone diventano violente, aggressive, rabbiose addirittura? Perché sentono il bisogno di demolire il prossimo? Come mai si sentono migliori vessando un loro simile? Non riesco a capire! Perché devono offendere e devono sempre sentirsi superiori qualsiasi cosa facciano? Da dove parte tutto questo malessere? Perché è di questo che si tratta! Le persone sono insoddisfatte, non si sentono appagate, sono frustrate per i motivi più disparati e sfogano sugli altri il loro malcontento. Così facendo creano altre persone deluse e scontente con la tendenza a ripercuotere la loro infelicità sul prossimo!

Vittima o carnefice

La vittima del bullismo, purtroppo, nell’atto di essere bullizzato riceve ferite che a fatica guariranno. In loro si costruirà un muro di paure e sofferenza che danneggia la loro autostima. A loro va tutta la mia comprensione, poiché conosco gli effetti di tali ripercussioni che solo lo scorrere del tempo lenisce. Per il carnefice nutro sentimenti contrastanti tra rabbia e pena. Rabbia perché la loro violenza, di qualsiasi natura essa sia, provoca delle conseguenze di cui dovranno assumersi la loro responsabilità che certamente appesantisce il loro accrescimento emotivo e culturale, bypassando la spensieratezza del loro vivere.

E pena perché, dietro al carnefice c’è sempre una situazione di disagio che ha rotto degli equilibri consci e inconsci, e portano il bullo a comportamenti inappropriati, talvolta irrazionali, per sé stesso e per gli altri. Sostanzialmente ci si ritrova a dover subire i problemi degli altri e per una forma di educazione, di tolleranza, di bontà o di riservatezza si tende a lasciar correre e a passare oltre!

Il non bullizzo e tu?: pene esemplari

Comportamenti reiterati, ma anche sporadici, che ledono la libertà di espressione altrui devono sempre, sempre, sempre essere puniti. Il come dipende dalle istituzioni, dal tipo di aggressione, dai mezzi di correzione adeguati che possono adottarsi, così da essere certi che il carnefice, o il bullo, o in qualsiasi altro modo voglia essere chiamato, comprenda la gravità delle sue azioni, ne prenda coscienza e se ne faccia carico in modo da modificare le sue malsane abitudini.

Io non bullizzo e tu?: costruire un adulto migliore

Questo nostro modus operandi diventa molto pericoloso quando ci interfacciamo con i nostri figli attraverso giudizi affrettati, con l’uso improprio di parole che possono istigare alla violenza, che possono ferire e andare ad intaccare la loro autostima! La saggezza della nostra maturità dovrebbe portarci a costruire un rapporto con i nostri figli sano, consapevole, di rispetto, di sostegno e di supporto.

Dobbiamo essere in grado di formare la loro autostima nelle giuste proporzioni, giorno dopo giorno, affinché nel loro percorso accrescitivo non sentano il bisogno di prevaricare sugli altri. Dovremmo far capire loro che ognuno di noi manifesta le proprie peculiarità fisiche, emozionali, didattiche e che è necessario, per una buona convivenza sociale, accettare la diversità e vivere nel rispetto reciproco! Diventeranno adulti migliori se gli insegniamo noi in primis ad esserlo.

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