EUROPE IN YOUR POCKET

Ho il piacere di raccontare qualcosa in più su Lavinia Monti, autrice de “La ragazza con l’Europa in tasca” (clicca qui o qui per acquistare il libro). È la storia di Ludovica e di come riesce a trovare il suo posto nel mondo fra le mille difficoltà che deve affrontare. La protagonista è tante cose messe tutte insieme e di sicuro è un esempio da seguire! “Europe in your pocket” mi sembrava appropriato come titolo dell’intervista con l’autrice, non trovate?

Europe in your pocket: leggendo la biografia mi sono chiesta: “Quanto di autobiografico c’è nella storia che ha scritto?”

Mentirei se negassi una forte vena autobiografica del libro, ma siccome oggi va molto di moda il termine autofiction forse potremmo usare quello…

La protagonista spesso si ritrova a chiedersi “Che ci faccio qui?” facendo trasparire un senso di inadeguatezza molto elevato. Da cosa, secondo lei, nasce questa sensazione? Si è mai ritrovata nella stessa situazione? Si è mai posta questa domanda?

Sì, ammetto che quella domanda me la sono posta tantissime volte da ragazza e continuo a farmela, sebbene molto più di rado, in certe occasioni ancora oggi. Però credo che proprio nella fase di passaggio dalla giovinezza alla vita adulta sia assolutamente naturale avvertire un senso di smarrimento e non avere sempre chiari i nostri obiettivi e la nostra identità: fa parte del gioco, e forse è anche l’essenza stessa della giovinezza.  

Per fortuna, via via, maturando si riesce sempre di più ad essere centrati e a capire qual è il proprio posto nel mondo o quantomeno quali sono i nostri desideri e i nostri obiettivi. E si impara a pensare: “Qualsiasi cosa ci faccia io qui, potrà rivelarsi utile prima o poi”.

Europe in your pocket: se Ludovica fosse un colore quale sarebbe e perché? Se Lavinia Monti fosse un piatto tipico quale sarebbe e perché?

Credo che Ludovica sarebbe un bel turchese acquamarina, con la sua voglia di vivere e di scoprire il mondo, ma con qualche momento di agitazione. Passando al paragone gastronomico: Lavinia, che, come la sua eroina, è romana da tante generazioni da parte di madre, ma ha anche origini toscane, dal lato paterno, sarebbe la “Versiliana”: un dessert particolarmente ghiotto che si trova solo in lucchesia e in Versilia: un semifreddo al fior di latte con panna, rhum e cioccolato. Vorrei importalo a Roma, ma forse è giusto che resti una delizia locale.

Quanto ha influito, nel suo percorso di vita, l’aver partecipato al progetto Erasmus?

Nel romanzo, l’Erasmus svolge un ruolo di catalizzazione del processo di crescita della protagonista, di scoperta di sé stessa e delle sue potenzialità. È un turning point: dopo il suo Erasums, il viaggio diventa un elemento centrale del racconto e nella narrazione si susseguono una serie di altre esperienze internazionali e relazionali sempre più avvincenti. La stessa identica cosa è successa a me da ragazza: grazie all’Erasmus mi è stato chiaro che avrei dovuto cogliere tutte le occasioni di studio e di lavoro che si sarebbero presentate sul mio cammino. Questo mi ha permesso di acquisire sicurezza in me stessa, conoscenze linguistiche e competenze professionali e soprattutto stringere tante amicizie che mi sono rimaste per tutta la vita.

Europe in your pocket: quanto conta l’amicizia per lei?

L’amicizia per me è fondamentale: sono una persona estremamente socievole per la quale è essenziale condividere pensieri, emozioni e momenti di svago, di divertimento, chiacchiere e confidenze con altri esseri umani a me affini. E poi oltre a parlare e raccontare, attività che mi piacciono come si può intuire, moltissimo adoro anche ascoltare le storie degli altri, amo dare consigli, mi piace l’idea di poter essere utile agli altri. Questa mia esuberanza e disponibilità verso il prossimo mi ha portato, nel tempo, a stringere molte amicizie e a cercare di coltivarle il più possibile.

Non sempre è facile e non sempre sono riuscita a mantenere i rapporti in maniera duratura e lineare (a volte a causa della distanza, a volte a causa di limiti caratteriali miei e degli altri), però per fortuna anche quando ci si perde poi spesso ci si ritrova ed è una grande gioia. Credo come ha spiegato la mia vate, Natalia Ginzburg “I rapporti umani si devono riscoprire e reinventare ogni giorno”, perché sono alla base della nostra stessa esistenza.

Nascere in un posto, piuttosto che in un altro, ha una grande influenza nella vita di ogni individuo. In quale misura essere nati in una famiglia benestante ha influenzato la sua crescita personale, scolastica e lavorativa?

Le rispondo con le parole di un lettore, oggi manager di successo, ma che ha avuto una giovinezza costellata da difficoltà economiche. Lui, che ha amato molto il libro, mi ha detto che, nonostante a vent’anni fosse costretto a fare mille lavoretti per potersi permettere gli studi di ingegneria, e che l’Erasmus non potesse nemmeno sognarselo, ha empatizzato molto con il personaggio di Ludovica perché si è immedesimato in tutte le sue situazioni di smarrimento e di senso di inadeguatezza.

Ecco, io non credo che il libro parli solo di una ragazza benestante che studia prima nei licei romani e poi all’estero, ma piuttosto della ricerca dell’identità e del proprio posto nel mondo di una giovane donna che si affaccia alla vita adulta, e credo che questa ricerca sia assolutamente trasversale, persino universale.

Europe in your pocket: la sua città europea preferita qual è? Se dovesse essere obbligata a lasciare Roma, dove le piacerebbe andare a vivere?

Difficile rispondere, se dovessi coniugare il piacere con il dovere e quindi scegliere una città dove potrei anche svolgere il mio attuale lavoro, probabilmente sceglierei Parigi una delle città dove la protagonista trascorre qualche mese e che in effetti è meravigliosa sia per la sua bellezza, sia per l’offerta culturale e la qualità della vita. Ma se potessi fare una scelta completamente avulsa dalle necessità lavorative forse sceglierei Siviglia: più piccola e colorata e con un fascino ancora più Mediterraneo.

Europe in your pocket: come ha vissuto l’esperienza della pubblicazione del suo romanzo con la casa editrice Bookabook?

Il sistema di Bookabook è davvero un esempio molto interessante di crowdfunding che non a caso è stato anche tra i finalisti del Renew the Book prize nel 2005 ed è stato oggetto di un case study a Yale. Non si tratta di un sistema di self-publishing né di una piattaforma, ma di una vera e propria casa editrice, che seleziona e cura l’editing dei libri. I manoscritti vengono infatti sottoposti a una rigida selezione del comitato editoriale (solo una percentuale molto ridotta dei testi che arrivano a Bookabook viene effettivamente selezionato) e in caso di esito positivo, si firma un dettagliato – per molti versi avanzato – contratto editoriale.

Da quel momento inizia la preparazione della campagna di crowdfunding, attraverso la quale far conoscere, attraverso i social, l’anteprima del libro (alcuni autori fanno circolare persino la bozza integrale) ai potenziali lettori che, se incuriositi, potranno pre-ordinare il libro.

L’autrice ci spiega ancora…

Se il libro riesce a ricevere almeno 200 prenotazioni in 100 giorni verrà pubblicato.  In realtà, il finanziamento proveniente da questi pre-ordini copre solo una quota che oscilla tra il 30 e il 60% dei costi di realizzazione dell’opera, quindi la casa editrice si assume come ogni editore un rischio imprenditoriale.

“La Ragazza con l’Europa in tasca” ha raggiunto 250 pre-ordini in pochi giorni ed è stata una grande emozione. Una volta raggiuto l’obiettivo, inizia il lavoro di editing e di correzione di bozze, la realizzazione della copertina e finalmente la pubblicazione sia su cartaceo che e-book. Un team molto giovane e valido si occupa della promozione sulla stampa e sui social. La mia impressione, da neofita è che si tratti di una casa editrice che riesce a stare molto al passo con l’evoluzione del mercato. Ma soprattutto condivido la loro impostazione meritocratica e democratica, che mira a coniugare la qualità con le esigenze del mercato e i gusti dei lettori.

Europe in your pocket: che genere letterario preferisce? Quali sono i suoi autori preferiti e perché? Sono gli stessi di Ludovica o i riferimenti erano del tutto casuali?

Tutti i riferimenti letterari contenuti nel libro non sono casuali: gli autori citati da Ludovica nel libro (Pavese, Nemirovsky, Jane Austen, Pasolini in primis) sono tra i miei preferiti. Bisogna poi aggiungere Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Milan Kundera, David Cameron, Elizabeth Jane Howard, Doris Lessing, Elena Ferrante, Domenico Starnone e tra i più recenti: Sally Rooney.

Progetti per il futuro? Ci sono altre storie in cantiere? Magari un seguito sulle avventure di Ludovica?

Assolutamente sì, devo dire che tanti lettori mi hanno chiesto il seguito ed effetti non li deluderò: non posso lasciare in sospeso le avventure di Ludovica…

Sono molto contenta di saperlo, attenderò il sequel delle avventure di Ludovica… intanto ringrazio per la loro cordiale disponibilità la casa editrice Bookabook e Lavinia Monti, autrice di questa meravigliosa storia e a tutti auguro buona lettura!!!

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