CARO COVID, COME STAI?

Un altro anno è trascorso e tu, mio caro Covid, come stai? Ti ho appena incontrato, ma non ti sei fermato, diciamo che Io l’ho appena sfangata per il rotto della cuffia, ma tu sei ancora qui, nelle vicinanze, con le tue belle varianti che ci stanno opprimendo la vita. Hai creato uno scompiglio di proporzioni epiche, non ti vergogni nemmeno un po’ per questo? Io fossi in te mi ritirerei solo per tutti i danni che ti sei lasciato alle spalle, ma tu sei orgoglioso, e tenace, e arrogante, e prepotente e la lista degli aggettivi dispregiativi può solo allungarsi. Sei un vero, autentico “stronzo” e ad andar via non ci pensi proprio, resterai finché dietro di te non avrai lasciato cumuli di distruzione! Sarai contento solo allora, quando oramai non ci sarà più niente da salvare! Ma perché sei così arrabbiato, cosa ti abbiamo fatto?

Caro Covid, come stai?: un ospite non gradito

Sei arrivato con la tua arroganza e con una prepotenza inaudita, e con la stessa prepotenza dirompente stai approfittando della nostra gentile ospitalità. Sei impegnativo e insolente, troppo aggressivo e come me anche il resto del mondo, non ce la facciamo più ad averti qui! Vattene via! Non conosci le buone maniere? Perché non è così che si fa con chi ti ha accolto, nonostante fossi stato cattivo fin dall’inizio! Ci stai infettando, uno ad uno, giorno dopo giorno, implacabile e senza riconoscenza alcuna, non credi che adesso tu stia esagerando? 

Quindi che vuoi fare? Vuoi continuare la tua ascesa, oppure pensi di smetterla, perché guarda noi siamo buoni e cari, ma ci siamo stufati e il modo per debellarti lo troveremo e ti annienteremo e ti dimenticheremo definitivamente, allora, a quel punto, cosa ti sarà rimasto? Solo il rimpianto di non averci trattato con rispetto come meritavamo, dopo averti ospitato per tutto questo tempo!

Caro Covid, come stai?: cattivo compleanno a te

Molto presto compirai due anni, qualcuno potrebbe pensare che sei giovane e che di strada ne hai ancora tanta davanti a te. Invece, io penso che nei hai fatta troppa e ti devi fermare per la nostra sanità mentale, ma soprattutto per quella fisica! In due anni ci hai tolto tutto quello che di più caro avevamo e dubito che te lo perdoneremo mai. Sono stati due anni surreali che ne sono valsi come trenta, sono stati lunghi, faticosi e con un altro dispendio di energie. Non ricordo più come si faccia a vivere senza mascherine, senza la paura del contagio, senza distanziamento, con un bacio rubato o con un abbraccio sincero, di quelli fatti con il cuore.

Quando incontro una persona senza mascherina smetto di respirare per la paura di contagiarmi. La paura mi attanaglia la gola e il mio stomaco si contrae, non è normale! L’ansia regna sovrana 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Questo è davvero troppo! Perciò, cattivo compleanno a te e ti auguro non cento di questi giorni: SPARISCI!

Caro Covid, come stai?: con la coscienza a posto

Vivo con la consapevolezza di aver fatto tutto bene. Mi sono vaccinata, perché credo nella scienza! Rispetto chi non si vuole vaccinare, chi non crede nel progresso, ma nel complotto. No Vax Vs contro Si Vax, una lotta dura ed estenuante, ma chi se ne frega, l’importante è riuscire a trovare un modo per stare bene. Io vivo nella convinzione che devo del rispetto verso chi mi vive accanto. Il mio senso civico supera ogni rimostranza, seguo le regole, perché fanno parte della mia natura di essere umano che crede in un mondo libero in cui ci si debba rispettare a vicenda a trecentosessanta gradi, sono un’autentica sostenitrice del “la mia libertà di azione finisce nel momento in cui posso ledere qualcuno e la libertà altrui finisce quando si lede la mia”.

Il mio spirito di autoconservazione mi impone tutto ciò. Per tutte queste ragioni io mi sono vaccinata, io e tutta la mia famiglia nel rispetto verso noi stessi e per il mondo che gira intorno a noi, eppure eccolo qui il grande mostro, ci ha afferrati, colpiti, sbatacchiati a dovere e adesso non so come ne usciremo!

Caro Covid, come stai?: la paura condiziona

Avere la certezza di essere in possesso di un esito di positività al Covid è devastante! La testa va in panne e uno strano senso di impotenza pervade il cuore. Hai paura, sei spaventato che possa prendersi quelli che ami, sai che potrebbe farlo, lo ha fatto con troppe persone! Quando il Covid colpisce lo fa in modo duro, spietato, il vero problema è che quasi sempre lascia qualche piccolo regalino a cui devi rimediare, e questo genera preoccupazione, che genera ansia, che genera angoscia e così via! Sarà stato il continuo e constante messaggio mediatico che ci ha portato al dubbio e a temere questa malattia, ma di fatto è così! Smetteremo di averne timore solo quando sarà tutto finito, ma quando? Non ci è dato di sapere!

Positivi non si nasce, si diventa!

Qualche giorno fa nella classe di mio figlio, il più grande che sta in terza media, risultano 3 positivi. La più grande preoccupazione è stata immaginare che se lo fosse stato pure lui, oltre al pensare che avrebbe potuto andare storto qualcosa o che sarebbe potuto stare male, avrebbe fermato una moltitudine di ragazzi, dal momento che è uno sportivo e si allena in diversi gruppi essendo lui un penta atleta. Sono molto spaventata, quindi lo fermo, ha una gara, ma non partecipa e al diavolo i sogni, il ranking e tutto il resto! Inizia lo stato febbricitante, il raffreddore anomalo e il dubbio mi assale: potrebbe essere positivo. Facciamo tutti il tampone: i miei figli, tutti e due sono positivi! Si torna a casa, si igienizza tutto, si isolano, si avvisa tutti, porca miseria il mio incubo diventa realtà.

Tutti quelli a contatto con i miei figli si devono fermare! La sera dello stesso giorno, compaiono sintomi importanti per il mio piccolo e mio marito che era risultato negativo, e la corsa il giorno dopo al tampone è una tappa d’obbligo, positivo pure lui e come una catena il giorno dopo è positiva mia madre e poi mio padre che erano stati a contatto con i miei figli. Io sono riuscita a non contrarlo, e al momento sono ancora negativa, forse perché da poco ho fatto la dose booster.

Caro Covid, come stai?: tutto è più difficile se ci manchiamo

La cosa più difficile non è la fatica di pulire ed igienizzare continuamente gli ambienti, anche se i miei figli sono confinati nella loro stanza, così come lo è mio marito. Non è difficile restare dentro casa, mentre fuori il mondo continua a girare. Non mi fa fatica dovermi prendere cura di loro, preparargli il pranzo e lasciarlo fuori dalla loro stanza, o sentirmi sopraffatta dalla stanchezza fisica ed emotiva, ma… mi manca il contatto.

Mi manca tantissimo dargli il bacio della buonanotte, accarezzarli, abbracciarli per quell’attimo di conforto di cui hanno bisogno. A mancarmi sono le loro risate, i loro modi buffi litigi, il loro modo di confrontarsi o di interagire con me, insomma mi manca la mia vita con loro e nelle nostre video chiamate (santa tecnologia) mi dicono che gli manco e mi si spezza il cuore a sentirli così, mi fa sentire triste e impotente e sono entrambe sensazioni che non mi piace provare! Questo è ciò che è al momento. Quello che so è che quando tutto questo strazio sarà finito io li abbraccerò e li bacerò fino ad asfissiarli, capiranno quanto mi siano mancati.       

Una domanda sarcastica

Caro Covid, come stai? Così, giusto per sapere e se te lo stai chiedendo, e immagino che avrai capito che la mia domanda è puro sarcasmo! Quindi, quand’è che te ne vai? Perché vedi, in giro si dice che l’ospite è come il pesce: dopo tre giorni puzza; e come diceva “er poro Gigi Proietti”: “E nun ce rompe er ca…”. Ci siamo stufati di farci rovinare la vita da te, è tempo e ora che tu te ne vada, prima che ognuno di noi possa uscire davvero fuori di testa! Per cui riprenditi le tue quattro o cinque varianti come se fossero gli stracci che indossi, e con passi lunghi e ben distesi comincia a camminare e vai fuori dalle palle. A non rivederci più: addio, good bye, au revoir, adios, auf wiedersehen!

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